marzo 14 2012

Verso un’economia della terra

Scritto da: admin - Categorie Sviluppo sostenibile

Dobbiamo sviluppare un nuovo sistema economico perché quello attuale non funziona. Il sistema industriale sta distruggendo ogni aspetto della vita sulla terra. E, fino a prova contraria, senza vita sulla Terra non è possibile sopravvivere.

Cercherò di descrivere brevemente gli orrori di questo intricato e devastante castello di carte globale. Proverò a indicare un'alternativa migliore, e non sarà cosa difficile. Molto più difficile sarebbe trovare un'alternativa peggiore. E i modelli cui rifarsi non mancano certo. Mi concentrerò su due di questi, l'anarchia agraria e l'Età della Pietra post-industriale.

Cosa non funziona?

Un resoconto particolareggiato dei malfunzionamenti dell'enonomia industriale richiederebbe un'intera biblioteca. Riassumendo, i problemi principali sono (1) il fatto che la disparità tra ricchi e poveri persiste anche al culmine dello sviluppo industriale occidentale; (2) l'eccesso di popolazione, in un pianeta che ormai è sovraccarico; (3) i cambiamenti climatici senza controllo prodotti dal surriscaldamento globale; (4) la distruzione all'ingrosso della vita sulla Terra, con l'estinzione di centinaia di specie al giorno, la perdita di acqua potabile e di suolo fertile.

In breve, come ho scritto sulla più importante rivista specializzata del settore, “il mondo moderno ci costringe a vivere in modo immorale. Non c'è dubbio che una società che schiavizza, tortura e uccide le persone, fa abuso della terra e delll'acqua necessarie alla sopravvivenza della nostra e di altre specie è una società immorale, e tuttavia ciò è perpetrato con scioccante efficienza dal sistema economico globale, incarnato nell'impero statunitense. La maggior parte della gente sa che le multinazionali dell'energia avvelenano la nostra acqua, quelle dell'agricoltura controllano le nostre forniture alimentari, quelle del settore farmaceutico controllano il comportamento dei nostri figli, Wall Street il flusso dei nostri soldi, i grandi media le informazioni che riceviamo ogni giorno, e i "criminosamente ricchi" diventano sempre più ricchi sfruttando l'immoralità del sistema. È così che funziona l'America. E, nonostante ciò, pensiamo ancora di vivere da brave persone nel paese dei liberi".

Dovrebbe essere chiaro che l'economia industriale ci sta facendo ammalare, mentalmente e fisicamente, e sta distruggendo gli habitat delle specie viventi su questo pianeta. Sono convinto che sia necessario porre fine a questo sistema di vita — cioè, porre fine alla civiltà industriale - e sostituirlo con uno più sano e duraturo.

Alternative

Le alternative abbondano, e in generale si collocano in un ventaglio che spazia dallo status quo all'Età della Pietra postindustriale. In questo ventaglio voglio soffermarmi su tre punti: (1) lo status quo, che deve essere sovvertito se vogliamo continuare a esistere come specie ancora per più di qualche decennio, (2) l'anarchia agraria e (3) l'Età della Pietra postindustriale.

Il sistema attuale: l'economia industriale

Lo stadio attuale di sviluppo reca con sé una quantità spaventosa di controindicazioni: il sovrappopolamento, il caos climatico e la crisi delle specie animali in via d'estinzione. È il nemico principale che ci troviamo ad affrontare. Dobbiamo sbarazzarcene prima che sia lui a sbarazzarsi di noi. Considerando la velocità con cui il nostro sistema economico procede verso l'autodistruzione e l'assenza quasi totale di dibattito a livello nazionale e internazionale su come fermarlo, ho il sospetto che la nostra società precipiterà nell'Età della Pietra postindustriale nel giro di anni, non di decenni. Ma alle comunità e agli individui rimane sempre la possibilità di scegliere l'opzione dell'anarchia agraria.

L'anarchia agraria

L'anarchia come ideale politico pressupone l'assenza di un governo coercitivo e stabilisce l'associazione volontaria e cooperativa di individui o gruppi di individui come struttura portante dell'organizzazione sociale. Questo "rapporto di vicinato" dell'uomo con l'uomo e dell'uomo con la natura è l'ideale jeffersoniano all'origine degli Stati Uniti, come indicato da Monticello e qua e là da Thomas Jefferson nei suoi scritti. È anche il modello proposto da Henry David Thoreau e, più di recente, da pensatori radicali come Wendell Berry (scrittore e contadino), Noam Chomsky (linguista, filosofo), Howard Zinn (storico recentemente scomparso) e dall'iconoclasta di Tucson Edward Abbey.

Considerate, ad esempio, alcuni passi arcinoti da Jefferson: (1) "Il risultato del nostro esperimento sarà di consentire ai più di governare sé stessi senza un padrone"; (2) "Preferirei essere esposto agli inconvenienti di un eccesso di libertà che a quelli del suo contrario" e (3) "Quando la gente ha paura del proprio governo, è la tirannia; quando il governo ha paura della propria gente, è la libertà". Anche se Jefferson non si considerava un anarchico, dalle sue parole e dai suoi ideali si capisce che auspicava fortemente una supremazia dell'individuo e un governo "minimo" che vegliasse sui cittadini senza pesare su di loro. L'etimologia greco-latina di "anarchia", invece, suggerisce l'assenza totale di governo. Che non mi pare un'idea così cattiva.

Come Jefferson, Henry David Thoreau propugnò l'ideale di una società agricola vicina alla natura. Thoreau era uno strenuo sostenitore dell'anarchia agraria e attribuiva all'individuo un'importanza ancora maggiore che Jefferson: “Il governo migliore è quello che non governa; e quando gli uomini saranno pronti, questo è il governo che avranno." Che io sappia, nessun governo nazionale ci ritiene pronti.

Balziamo alla fine del ventesimo secolo, ed ecco diversi altri filosofi schierarsi a favore dell'anarchia agraria. Forse gli esempi più famosi sono Wendell Berry, Noam Chomsky e Howard Zinn, ma la voce più esplicita è stata quella di Edward Abbey negli anni precedenti alla morte, avvenuta nel 1989: (1) “L'anarchismo non è una favola romantica, ma la presa di coscienza, basata su cinquemila anni di esperienza, che non possiamo affidare le nostre vite a re, preti, politici, generali e questori"; (2) “L'anarchismo è fondato sulla considerazione che siccome pochi uomini sono in grado di governare sé stessi, ancora meno sono in grado di governare gli altri"; e (3) “Il vero patriota deve sempre essere pronto a difendere il proprio paese dal proprio governo".

Nei miei sogni, le nazioni industrializzate sono dirette verso l'anarchia agraria. Molti paesi l'hanno vissuta per anni e possono mostrarci la via. Quando una regione era esclusa dall'accesso immediato ai combustibili fossili, l'anarchia agraria era l'ovvia soluzione. Cos'altro se non un forte senso di autonomia e forti legami all'interno della comunità potevano permettere a queste comunità di coltivare e distribuire cibo a livello locale? Cos'altro poteva permettere loro di assicurarsi forniture d'acqua e proteggerle dalle grinfie delle multinazionali? Di sviluppare una struttura sociale fondata sul rispetto reciproco e sulla fiducia nel prossimo? Al contrario che nel nostro sistema, non avevano bisogno del denaro: i conti erano saldati per mezzo del baratto. Meglio ancora, l'economia agraria si sposa perfettamente con l'economia del dono.

L'età della pietra postindustriale

Per migliaia di anni la specie umana ha vissuto in comunità relativamente piccole a stretto contatto con la terra da cui traevano sostentamento. Questi uomini si conoscevano tra di loro e conoscevano le piante e gli animali con cui condividevano l'ambiente. Avevano impatto zero sul terreno e sulle risorse idriche che utilizzavano. Passavano poche ore al giorno in quello che chiamiamo "lavoro", allo scopo di assicurare l'accesso a acqua, cibo e fonti di calore a tutti i membri della comunità. Era un sistema di vita duraturo, caratterizzato dalla longevità e dall'impatto minimo sul pianeta.

Questa è l'epoca che con arroganza chiamiamo "età della pietra".

La prima forma di civilizzazione si sviluppò poche migliaia di anni fa. È legata essenzialmente allo sviluppo delle città. In altre parole, la civilizzazione è caratterizzata da popolazioni umane troppo numerose per soddisfare i propri fabbisogni con le risorse locali. La città sopravvive grazie all'aria pulita, all'acqua e al cibo sano che trae dalle campagne circostanti, come anche il combustibile necessario a mantenere la temperatura corporea degli abitanti a circa 37 gradi. In cambio, le campagne ricevono dalle città aria sporca, acqua inquinata e spazzatura. Molte persone civilizzate pensano che si tratti di un grande affare, ma la realtà è che non può durare in eterno, perché l'abbondanza della natura ha dei limiti.

Lo stadio attuale della civilizzazione, l'economia industriale, è il modello meno sostenibile, in parte perché ha bisogno di crescere per sopravvivere. È come un organismo, che o cresce o muore. E il nostro pianeta limitato non può sostenere un crescita illimitata.

L'economia industriale ha bisogno di forniture di greggio pronte per l'uso e a basso costo. Il petrolio è il sangue che scorre nelle vene della nostra vita quotidiana. I derivati del petrolio fanno viaggiare comodamente persone, merci, idee. Senza conbustibili a basso costo per il trasporto di acqua, cibo, materiali da costruzione, l'economia industriale va in recessione.

Ciascuna delle cinque recessioni registrate dall'economia globale a partire dal 1972 è stata preceduta da un'impennata nei prezzi del greggio. Sono finiti i giorni del carburante a portata di mano. A livello globale, il picco di estrazione è stato toccato nel maggio 2005. Un leggero calo nella disponibilità di greggio, assieme alla crescita della domanda da parte di paesi in via di sviluppo come Cina, India e Brasile, ha aperto la strada a ulteriori impennate nei prezzi in futuro. Poco importa che vi siano al mondo quasi un trilione di barili ancora da sfruttare: il prezzo dei conbustibili è la cosa più importante per la crescita delle economie industriali.

Senza dubbio, i prossimi aumenti delle tariffe porteranno il sistema al collasso e ci spediranno con un biglietto di sola andanta tra le braccia della nuova età della pietra. Già adesso, il petrolio è così caro che le banche centrali e i governi nazionali non possono più permettersi di dare anche solo l'illusione di una crescita economica stampando valuta. Proprio come stava per accadere nel 2008, quando il prezzo del greggio sfiorò i 147,27 dollari al barile.

Non è chiaro cosa il futuro abbia in serbo. Ho il presentimento che, al termine del collasso in corso, il tasso di mortalità avrà un'impennata di breve durata, ma di larga scala. Dopodiché le risorse energetiche provenienti da fonti rinnovabili verranno meno a loro volta, perché dipendono strettamente per il loro mantenimento da settori che si reggono sul petrolio. Le batterie della maggior parte dei pannelli solari installati nelle case e delle centrali eoliche hanno una durata di un decennio o poco più. Quando l'economia industriale sarà crollata e non ci sarà più possibilità di generare energia attraverso le tecnologie rinnovabili, sembra proprio che gli esseri umani non potranno fare a meno di tornare a vivere a stretto contatto con i loro vicini e con l'ambiente naturale che consente la vita sulla terra. Ciò significa che sprofonderemo nell'età della pietra postindustriale, seppur provvisti di una tecnologia sconosciuta ai tempi del Neolitico. Gli strumenti più semplici, come coltelli e botti, rimarranno utilizzabili ancora a lungo. Le tegnologie più complesse, specie quelle che dipendono dall'elettricità, scompariranno dalla nostra memoria in men che non si dica.

Un'economia basata sullo scambio di doni

Allo stadio attuale dello sviluppo industriale la maggior parte della gente è ossessionata dall'economia terziaria (pezzi di carta verde dal valore simbolico - i soldi - e componenti magnetici di schede elettroniche). Pochi individui lungimiranti si concentrano invece sul settore secondario (gli oggetti che usiamo nella vita di tutti i giorni) che si basa saldamente sul settore primario, fondamentale eppure trascuratissimo. Quest'ultimo ha a che fare con i rozzi materiali che sfruttiamo per sopravvivere, e su cui forse prosperiamo. La fede nei simboli dell'economia terziaria svanirà quando la gente si renderà conto che ci sono troppo pochi strumenti da poter adoperare (l'economia secondaria) e poche materie prime per ottenerli (economia primaria). Il risultato sarà che i simboli perderanno gran parte del loro potere.

L'economia basata sullo scambio di doni ha funzionato per i primi due milioni di anni della storia umana e, con il collasso del sistema industriale dovuto alla scarsità di combustibili fossili, siamo destinati a tornare a qualcosa di simile. Faremmo bene a usare la storia come una guida per il nostro futuro senza combustibili. Il nostro sistema monetario è basato sulla fede in simboli e ci dà la falsa impressione di poter guadagnare molto in cambio di niente. Invece, ci ruba il nostro senso della comunità.

Le persone provviste di denaro abbondante non hanno bisogno di partecipare a una comunità di persone. La ricchezza consente loro di comprare beni e servizi, e non hanno bisogno di conoscere i nomi di chi fornisce loro tutto questo. Lo stesso per i nomi delle piante, degli animali, del suolo, dell'acqua da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza.

Al contrario, le persone indigenti dipendono molto dai vicini. I poveri delle campagne riconoscono che I vicini includono i non umani, oltre che gli umani. La vera comunità si basa sul dono, e il dono è quello che ci fanno la terra e l'acqua che ci sostengono non meno di quanto fanno i nostri simili.

Un esempio personale

Avevo in mano le carte vincenti. Ma ho mollato la partita. I miei genitori hanno fatto gli insegnanti per tutta la vita. Così anche mio fratello e mia sorella. In tutta la famiglia sono stato l'unico a raggiungere l'apogeo dell'educazione. All'età di quarant’anni ero professore ordinario all'università. Ho voltato le spalle a quella vita, che amavo, e molte persone pensarono che fossi diventato matto. Ho voltato le spalle dopo aver tentato invano di cambiare quel sistema moralmente corrotto, quando mi resi conto che era il sistema che stava cambiando me.

Ho gettato le carte quando mi sono reso conto che il primo passo da fare per distruggere questo sistema corrotto è abbandonarlo. Siccome ero nato in cattività e avevo assimilato i normali pregiudizi di un mondo impazzito, mollai più tardi di quanto avrei dovuto e solo dopo, molto tempo dopo, mi resi conti dell'immoralità del sistema. Gran parte di questo ritardo fu dovuto dalla mia incapacità di stabilire dove e come lasciare il sistema. Ero arrivato a considerare il sistema economico industriale al suo apice una cosa orribile ma, siccome era l'unico che avessi mai conosciuto, non avevo idea di come fare ad uscirne. Alla fine, dopo diversi anni di riflessione e qualche tentativo abortito di evasione, assieme a mia moglie riuscii a costruirmi una vita nuova improntata sull'anarchia agraria in una piccola proprietà condivisa con un'altra famiglia.

Dopo aver gettato le carte sul tavolo, ho iniziato a lavorare assieme ad altre persone in un esperimento di transizione verso l'economia del dono. Vivo in una piccola valle semidisabitata dove il dono è la regola, non l'eccezione. Condivido un piccolo appezzamento di terra assieme ad altri umani, anatre, papere, polli e piante. Abbiamo cercato, e continuiamo tuttora, di seguire uno stile di vita rispettoso della sana alimentazione, della giusta temperatura corporea, della condivisione tra esseri umani. Vivendo nell'anarchia agraria in una comunità ai confini dell'impero, sono diventato responsabile di me stesso e dei miei vicini, umani e non.

Questo stile di vita è di gran lunga superiore a quello che avevo in precedenza. Bevo acqua pura da un pozzo locale azionato a mano e con pannelli fotovoltaici. Mangio sano, cibo biologico coltivato in gran parte sulla mia proprietà. La mia abitazione è ben coibentata e autonoma dal punto di vista energetico, non utilizzo mai energia proveniente da combustibili fossili. Conosco i miei vicini, umani e non, e loro conoscono me.

Alla fine, meglio tardi che mai, sono riuscito a vedere gli orrori del nostro stile di vita, e ad abbandonarlo. Unitevi a me, per favore.

Guy McPherson è professore emerito di Scienze Naturali e di Ecologia e Biologia dell'Evoluzione presso l'Università dell'Arizona, dove ha insegnato e condotto ricerche per 20 anni. Ha scritto oltre 100 articoli, dieci libri, l'ultimo: Walking Away From Empire, e per molti anni ha studiato la conservazione della biodiversità. Vive in una casa di paglia autosufficente, pratica la coltivazione biologica e l'allevamento, lavorando all'interno di una piccola comunità rurale. Per saperne di più visitate guymcpherson.com o scrivetegli all'indirizzo grm@ag.arizona.edu

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Fonte: Toward an economy of Earth

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luglio 13 2011

Solo frutta cruda, grazie

Scritto da: admin - Categorie Media

Articolo scritto per Ctrl Magazine Estate 2011 (24° numero). Rubrica Ambiente. Pag. 72.

Quando penso al vasto ecosistema alimentare mi immagino un grande albero. Il tronco principale è costituito dagli onnivori, poi c’è un enorme ramo costituiito dai vegetariani, da qui si diramano i vegani.

Fino a poco tempo fa pensavo che l’albero alimentare si fermasse lì, che i vegani fossero la massima espressione del rispetto per gli animali e l’ambiente. Il ramo vegano ha invece generato una piccola foglia verde costituita dai CRUDISTI, ovvero coloro che si alimentano solo ed esclusivamente di vegetali, possibilmente bio e di stagione, crudi. I crudisti sostengono che gli esseri umani si siano sempre alimentati con cibi non cotti e che l’abitudine di cuocerli sia piuttosto recente, inoltre saremmo l’unica specie animale che cuoce il proprio cibo. Il crudismo (o raw food) comporta una dieta molto leggera e un buon pranzo crudista può effettivamente alleggerire la giornata.

Il ramo vegano/crudista ha generato un altro radicale modus vivendi: i FRUTTARISMO. In questa filosofia alimentare vengono mangiati solo frutti o vegetali che tolti dalla pianta non ne comportino la morte. Quindi, per esempio, la cipolla non può essere mangiata, ma il pomodoro sì. I fruttariani, per così dire, stanno ai vegani come i vegetariani stanno agli onnivori.

C’è in effetti anche un piccolo ramo di solo CARNIVORI, ma sono molto rari e aggiungerei per fortuna! Una popolazione eschimese nomade si nutre praticamente solo di renna, che è anche mezzo di trasporto e fonte di calde pellicce. Se per loro la renna è l’unico modo di nutrirsi in mezzo ai ghiacci (tra l’altro godono di ottima salute nonostante l’alimentazione monotona), da noi mangiare esclusivamente carne è consigliato solo dalle onoranze funebri.

Adele The Green Road

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giugno 14 2011

Scritto da: admin - Categorie Comunicati Stampa

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giugno 14 2011

Le ombre cinesi di Tim Noble & Sue Webster

Scritto da: admin - Categorie EcoTessuti

Le sculture di Tim Noble e Sue Webster sono le ombre-ritratto riflesse sul muro. Interessante l’uso degli scarti e rottami per creare la materia da cui nascerà l’ombra.

sculture ombra

sculture ombre

sculture ombre cinesi

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giugno 13 2011

Ode al Basilico

Scritto da: admin - Categorie Media, Orto e Giardino

Articolo scritto per Ctrl Magazine di Giugno 2011 (23° numero). Rubrica Ambiente. Pag. 70.

basilico ctrl magazine bergamo

Sei vasetti di basilico.

La storia di continenti, popoli e culture si guardano intorno dal mio balcone. Ogni volta che prendo consapevolezza della storia di una pianta popolare rimango di stucco.

Sembra che il melo, il pomodoro e il basilico siano sempre stati sul mio balcone dalla notte dei tempi: “e dio creò l’uomo con un vasetto di basilico da 1,20 euro da pagare in cassa.” No, non andò così.

Il basilico è una pianta esotica almeno quanto l’avocado, ma ha un nome meno cretino. Semplicemente, la nostra cultura e il nostro clima lo hanno accettato già dal tempo degli antichi egizi e greci e romani.

La terra da cui ha origine questa pianta magica è l’Asia Tropicale e fu per un caso fortunatissimo che essa si adattò al clima temperato del mediterraneo. Il viaggio intercontinentale, affascinante quanto quello di un grande esploratore, di una pianta che ci piacque così tanto da esser denominata anche “erba regale” da gli antichi greci e latini.

Le proprietà del re delle erbe si possono sfruttare in ottimi infusi sedativi, antimicrobiotici e diuretici. La pianta è anche un ottimo rimedio naturale contro le zanzare. Il suo olio essenziale può esser utilizzato come profumo per attirare genovesi.

Quando tornate a casa, date una carezza al vostro basilico e ditegli che gliel’ha mandata l’umanità.

Adele The Green Road

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maggio 20 2011

Cosmesi Naturale Pratica

Scritto da: admin - Categorie Cura Personale, Libri

Francesca Marotta, Cosmesi Naturale Pratica, Stampa Alternativa, 10 €.

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E’ un trattamento levigante ed emolliente immediato, che lascia la pelle morbidissima, pulita in profondità. Da fare non più di una volta alla settimana.


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maggio 11 2011

Le T-shirt in cotone biologico Earthpositive

Scritto da: admin - Categorie EcoTessuti

I capi EarthPositive Climate-Neutral sono stati creati per dimostrare che i piu` alti standard in ambito ambientale, sociale e etico possono essere raggiunti in uno dei settori, il tessile, piu` inquinanti al mondo.

Le T-shirt EarthPositive sono Climate Neutral, cioè le emissioni di gas serra sono state ridotte a livelli pre-industriali grazie sia all’utilizzo dell`agricoltura biologica che non adopera fertilizzanti a base di petrolio, né pesticidi o erbicidi di sintesi e sia all’utilizzo, durante il processo produttivo, di energia pulita e rinnovabile di turbine eoliche.

L`unico modo per agire attivamente nella tutela ambientale è infatti quello di cambiare le abitudini aziendali e ridurre ogni emissione con l`utilizzo di risorse locali e fonti di energia rinnovabili.

Le T-shirt EarthPositive sono prodotte in regioni dell’India dove il cotone biologico è coltivato e raccolto a mano, senza l`utilizzo di mezzi meccanici.
La fonte primaria di energia sono trenta turbine che generano una fonte continua di elettricità rinnovabile.


Ci vogliono ben piu` di 20,000 litri di acqua per produrre 1kg di cotone.Percio` il cotone EarthPositive viene coltivato in aree geografiche che ricevono fino al 95% della propria acqua dalle pioggie monsoniche. La pioggia dei monsoni riduce
il bisogno di sistemi di irrigazione su larga scala, progetti questi che normalmente vengono associati alle convenzionali piantagioni di cotone e che spesso, purtroppo, privano i villaggi di fonti di acqua, svuotando laghi e deviando fiumi.


Particolare attenzione è rivolta alle acque di scarico, infatti,
il processo di scarico delle tinture avviene in un sistema di purificazione a circuito chiuso che utilizza bacini artificiali, filtrazione di sabbia e osmosi inversa per convertire acqua di scarico in acqua pulita.

EarthPositive è una linea 100% biologica, prodotta secondo il Global Organic Textile Standard e certificata da The Control Union e The Soil Association.
Le magliette EarthPositive sono equo e solidali. Gli stabilimenti di produzione sono stati verificati da Fair Wear Foundation e sono stati certificati da FLO – Fairtrade Labelling Organisation.
EarthPositive è certificato Oeko-Tex 100 Standard, Classe I. Oeko-Tex 100 Standard garantisce che i tessuti e le tinte utilizzati sono compatibili con la salute dell`uomo.

Anche l’imbalaggio è rispettoso dell’ambiente. E’ fatto con materiali biodegradabili senza PVC e le scatole sono in cartone reciclato al 100%.

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maggio 10 2011

Bergamo-Catania A/R in treno

Scritto da: admin - Categorie EcoTurismo, Media, Mobilità

Articolo scritto da Adele per Ctrl Magazine di Maggio 2011 (22° numero). Rubrica Ambiente.
Pag. 64

Bergamo-Catania A/R in treno

Ad aprile avevo il tempo di farmi un viaggio.
Ho fatto uno zaino davvero “ingenuo” con un solo paio di scarpe, due paia di pantaloni e poco altro.  Me ne sono andata, così, a piedi verso la stazione dei treni di Bergamo. Finisco a Milano a trovare un’amica. Sto lì la notte e parto la mattina dopo verso la Toscana. Dormo pacifica sul treno, quando riprendo coscienza sono in Liguria nelle Cinque Terre, un paesaggio meraviglioso. Mi viene a prendere un amico, a Pisa, andiamo a festeggiare un compleanno in una cascina immersa nelle colline nei pressi di San Gimignano. La mattina dopo vado a Roma con un regionale, osservo per più di quattro ore la Toscana trasformarsi in Lazio anche negli accenti dei pendolari. Cinque giorni di anticipata estate nella capitale. Cammino cammino cammino, con Alessandra. Rivedo amici con cui avevo in sospeso anni di chiaccherate e riparto. In nove ore e mezza approdo in una piovosa Sicilia. Lì ho dei ricordi di cibo, tanto. Con mio cugino e la sua fidanzata giriamo i dintorni, è da anni che non tornavo a Catania. Quanta bellezza, quanti cannoli.
Con due chili in più nel corpo e nello zaino (uno scultore mi ha regalato un volto in pietra lavica), torno a casa con un diretto notturno. 17 ore in cui l’Italia mi si manifesta. La cosa più sconvolgente è che il treno è in orario.
Leggo sul biglietto che il mio viaggio in treno ha fatto risparmiare all’ambiente circa 300 kg di CO2 rispetto all’aereo. Cinque me di monossido di carbonio non andranno in giro a inquinare il mondo! Ne ho giovato in paesaggi di primavera, in racconti di passeggeri e pensieri. 300 kg in più di conoscenza e bellezza, che porterò sempre nello zaino delle esperienze consumata con lentezza.

Adele

The Green Road

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